Sport estremi: cosa spinge l’uomo a praticarli?

sport estremiFollia, incoscienza, totale assenza di paura: queste sono solo alcune delle caratteristiche che tanti attribuiscono agli amanti degli sport estremi. Per la maggior parte delle persone, infatti, l’idea che qualcuno si lanci nel vuoto al solo scopo di sentirsi vivo può sembrare strana, proprio perché contrasta con la nostra concezione di vita: non a caso ciò che per un paracadutista è vita, per noi è un principio di infarto. A questo punto potrebbe sembrare lecito considerare il paracadutista in questione una sorta di supereroe e giudicare invece noi stessi come dei banali vigliacchi, ma non è assolutamente così!  La differenza tra gli amanti degli sport estremi e chi preferisce dedicarsi ad altre discipline o attività, come la corsa, il nuoto o la palestra, non sta nel coraggio bensì nel modo di approcciarsi alla vita e nella ricerca del proprio equilibrio interiore. Se da un lato c’è chi per stare bene necessita di emozioni forti, è corretto che dall’altro vi sia anche chi si accontenta di una vita tranquilla, senza il bisogno di lanciarsi nel vuoto, fare acrobazie freestyle con la moto o cavalcare l’onda perfetta.  Ma quali sono i motivi che spingono una persona a praticare uno sport estremo? Per scoprirlo è necessario affrontare l’argomento da un punto di vista prettamente psicologico. Cominciamo!

Il bisogno di sentire il proprio corpo – Come sappiamo, tante persone per sentirsi vive hanno bisogno di una scossa di adrenalina che solo certi sport estremi possono dare. Per questi individui, il miglior modo per percepire il proprio corpo è vivere situazioni in cui le certezze fisiche, come l’equilibrio e l’orientamento, vengono a mancare.

La necessità di provare il piacere del brivido – Secondo svariati studi, chi pratica certi tipi di sport è alla costante ricerca di sensazioni forti e di sfide estreme che sono in grado di suscitare una piacevole euforia. Tante volte, però, un simile comportamento non dipende solo dalla voglia di sperimentare il piacere del brivido, ma anche da una mutazione genetica che comporta la presenza di un ridotto numero di recettori di dopamina, la cui carenza sembrerebbe essere in grado di spingere certi individui verso attività volte ad attivare una sovrapproduzione di questo neurotrasmettitore. Inoltre man mano che si diventa appassionati di alcuni sport estremi si rischia di sviluppare una forma di tolleranza al brivido e ci si orienta dunque su qualcosa di più stimolante con cui far crescere il livello di eccitamento, come una variante molto più pericolosa dello sport estremo fino a quel momento praticato.

Il fascino della vertigine – Altre persone scelgono invece alcuni sport estremi spinti dal desiderio di rimanere sospesi nel vuoto. Questa scelta può essere condizionata dal cosiddetto “dinamic joy”, cioè il puro divertimento che può scaturire dal movimento rotatorio o dall’oscillazione nel vuoto, che è praticamente una piacevole eredità infantile, spesso sperimentata attraverso giochi come il dondolare.

Il bisogno di scacciare la paura – Tante persone affrontano determinate sfide estreme per immunizzarsi alla paura. Partendo dalla convinzione che se si superano grandi sfide sarà più facile combattere le avversità quotidiane, alcuni amanti degli sport estremi cercano di superare i propri limiti per vincere le insicurezze personali, trasformando il terrore in una vera e propria ebbrezza della paura.

Le tendenze autodistruttive – Alcuni soggetti che si avvicinano agli sport estremi sono motivati da depressione e tendenze autodistruttive che portano a una sensazione di onnipotenza e a una progressiva svalutazione della vita, anche se va detto che molto dipende dal rapporto che si ha con la vita stessa e dal fascino che esercita la sfida con la morte. Ovviamente si tratta di casi limite, quindi è bene non generalizzare!

Infine non resta che chiedersi che cosa spinga veramente una persona a superare costantemente i propri limiti. In genere chi pratica sport estremi e pericolosi sente la necessità di migliorarsi sia perché sviluppa una forma di tolleranza nei confronti del brivido, diventando una sorta di “drogato di adrenalina”, sia perché commette l’errore, molto spesso fatale, di credere troppo in se stesso e nelle proprie capacità. Infatti, chi ha molta fiducia nelle proprie abilità tende ad assumersi maggiori rischi e a mettersi continuamente alla prova per superarsi. Se poi entra in gioco pure la competizione, non più solo verso se stessi ma anche verso gli altri, la sfida ai propri limiti diventa prioritaria su tutto e tutti.

E voi amate gli sport estremi?

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Autore: Milena Usai

Curiosa per natura, chiacchierona per diletto, web writer per lavoro e mamma di un meraviglioso bambino. Dopo 7 anni di "onorata carriera", soprattutto come ghost writer per blog e testate online di salute e benessere, ho deciso di aprire un sito web sullo stesso tema per condividere le conoscenze acquisite e proporre in modo semplice e spesso ironico uno stile di vita orientato al benessere. Qualcos'altro? Ah sì, sono un’appassionata di viaggi e una grandissima amante dei dolci, ma la mia Sardegna e il gateau di mandorle vincono sempre a mani basse.

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